In quest’articolo pubblicato oggi su Le Monde, Stiglitz fa un po’ il punto sulla situazione economica negli USA e in Europa, immagina i possibili scenari futuri e soprattutto rimprovera per quello che non si è fatto o si poteva fare meglio.
Tra le altre cose sottolinea due punti che a me sembrano di importanza cruciale e che naturalmente nel dibattito in corso in Italia sono rimasti in secondo piano.
Uno: nè la BCE, nè la FED, nè i governi centrali hanno voluto costringere le banche a garantire il credito alle piccole e medie imprese, con la conseguenza che molte di queste sono fallite e tantissimi posti di lavoro sono andati persi. Un errore enorme secondo il premio Nobel, perchè “rinvigorire questo tipo di prestiti sarebbe stato molto più efficace che mantenere bassi tassi d’interesse fino al 2015″.
Non sarebbe stato nemmeno così complicato, aggiungo io. In molti Paesi, primo fra tutti gi Stati Uniti, lo Stato è dovuto intervenire con grosse somme di denaro per salvare il sistema bancario. Sarebbe bastato agganciare a questi interventi l’obbligo per le banche di mantenere aperte le linee di credito alle imprese e probabilmente oggi saremmo in una situazione diversa.
Due: Stiglitz è convinto che in questo momento la politica di austerity dell’Europa non è la risposta giusta, perchè “non farà altro che rallentare la crescita e peggiorare i problemi di budget”. Seguendo il suo pensiero, anche l’Italia, così come la Grecia, sta prendendo una strada sbagliata.
Più che di manovre lacrime e sangue, quindi, avremmo bisogno di meno imposte sugli stipendi e più tasse sui patrimoni, di un programma a sostegno delle imprese che investono e di un serio piano di sviluppo economico.
Se, come credo, l’analisi di Stieglitz è corretta, chiudere le falle probabilmente non basterà. Perchè se non ci dotiamo di un motore nuovo, rimarremo comunque in alto mare, in balia della prossima tempesta che chissà dove ci porterà.



